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ISTITUTI SUPERIORI
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Riflessioni su Kairós

ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE DI NOVE “PASQUALE ANTONIBON”
Via Saturno, 4 36055 NOVE (VI) e-mail: icanto@tin.it Tel. 0424/829217 Fax 0424/590075 C. M. VIIC82200X C.F. 91018400241

OGGETTO: verifica progetto Kairos – Istituto Comprensivo Nove.

 

Classe 1a B (Nove)

 

 

Docenti aderenti

 

Prof.ssa Natascia Furlan (Lettere)

Prof.ssa Maria Rosaria Bianco (Musica)

Prof.ssa Lucia Cobello (Matematica e Scienze)

Prof.ssa Gigliola Costacurta (Scienze motorie e sportive)

 

 
Attività svolte

 

  1. Dettatura di un brano con le parole al contrario.
  2. Con tappi alle orecchie esecuzione di un brano con il flauto e ascolto dello stereo; con gli occhi bendati esecuzione di un brano con la tastiera.
  3. Scrittura con la mano sinistra; utilizzo di strumenti (compasso/righello/matita/forbice/colla) con un guanto da cucina.
  4. Un’ora di verifica con interdizione dell’uso della voce e obbligo di richiesta di spiegazioni con segni, gesti e messaggi scritti.
  5. Percorso ad occhi bendati in palestra con guida di un compagno.

 

Riflessioni

 

 

Le attività hanno messo alla prova i ragazzi proponendo alcuni modi di vivere da “diversi”: la difficoltà di apprendere e di possedere completamente la mobilità del proprio corpo; la privazione della voce, della vista e dell’udito.

 

 
I ragazzi si sono dedicati alle proposte con entusiasmo, cogliendo in primo luogo le situazioni ludiche, ma hanno poi sottolineato alcuni aspetti preganti relativi ai deficit,   seppur piccoli e temporanei, che hanno sperimentato.

La difficoltà di scrivere, leggere e comprendere in modo corretto è stata identificata con la dislessia, un disturbo dell’apprendimento che hanno conosciuto a scuola, fin dai primi anni della primaria: si sono immedesimati nella difficoltà e nell’inutile dispendio di energie per compiere azioni per gli altri automatiche, quali la lettura che deve confrontarsi con parole “strane”, la cui comprensione “sembra volare via”.

Non possedere la piena motricità dei propri arti ha richiamato al più ampio concetto di disabilità fisica: i ragazzi non hanno sottolineato solo la difficoltà, ma anche la grande quantità di tempo necessario per compiere le azioni quotidiane.

L’esperienza da bendati in palestra ha messo in evidenza la paura di farsi male contro i muri o gli ostacoli; alcuni hanno temuto per la propria incolumità e qualcuno ha avuto anche la tentazione di arrendersi e di non giocare più… Volendo verificare la propria capacità di orientarsi in un grande spazio senza punti di riferimento, tutti si sono dimostrati disorientati.

Il limite della mancanza della parola, della vista, dell’udito hanno spinto a sperimentare strategie alternative di comunicazione, ma in ciascuno la comprensione della difficoltà ha spinto a riflettere su se stessi e sulla propria fortuna di normodotati.  

 

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